La disabilità? Ulteriore limite per ottenere la cittadinanza italiana

Ci sono storie che temo facciano parte, tra i paesi industrializzati, solo ed esclusivamente del nostro e della sua infinita, snervante, spesso inutile e di certo opprimente burocrazia. Capita quindi che una ragazza disabile rischi di non poter diventare cittadina italiana – come da suo diritto! – ripercorrendo la particolare e drammaticamente ridicola situazione che aveva già vissuto suo padre.

Teenage Girl In WheelchairMi ha molto colpito leggere la storia di C., la ragazza in questione, nata in Italia da genitori bosniaci, sempre vissuta a Roma, dalla nascita sino al compimento dei 18 anni. C. è disabile: suo padre, poco prima che raggiungesse la maggiore età, è perciò andato all’anagrafe per spiegare la situazione della figlia, che non parla ma esprime le sue preferenze con un foglio su cui indica sì o no.

Inizialmente gli è stato detto non ci sarebbero stati problemi: poi, invece, gli è stato fatto presente che “i regolamenti” non prevedono situazioni come queste. C. ha quindi rischiato di non diventare italiana per dei cavilli burocratici incredibili, i quali, se già per i normodotati sono difficili da superare, per un disabile che ha i suoi modi per esprimersi possono diventare insormontabili.

Lo sapete che in Italia se non si espletano le procedure per la cittadinanza entro il compimento dei diciannove anni si perde la possibilità di divenire nostro connazionale? È quanto accaduto al papà di C., che ha compiuto diciotto anni a metà degli anni ’90 ma, essendoci nei Balcani la guerra, non è riuscito ad ottenere tutti i documenti di cui aveva bisogno entro i termini di legge previsti.

Parliamo di circa venticinque anni fa ma, a livello burocratico, in Italia nulla è cambiato: C. è stata più fortunata solo perché ha potuto contare sull’impegno di suo papà, della Comunità di S. Egidio e su quello di un giudice, che ha permesso di abbreviare al massimo i tempi per rendere il padre suo amministratore di sostegno, così da permettergli di “parlare” al suo posto superando i “regolamenti” e consentendole di diventare finalmente italiana.

Dalla Comunità di S. Egidio si leva un grido d’aiuto affinché questa legge – che rischia di impedire a tanti cittadini che ne hanno diritto di diventare italiani contribuendo ad aumentare discriminazioni e diseguaglianze – venga modificata.

C’è una proposta di legge approvata dalla Camera e in attesa – dall’ottobre 2015 – di essere discussa e votata in Senato: per quanto nelle mie possibilità seguirò da vicino la situazione, iniziando dall’appoggio alla manifestazione nazionale del prossimo 28 febbraio per sensibilizzare sull’urgenza di approvare un provvedimento finalmente moderno e utile a tutti.

Fonte: www.huffingtonpost.it

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